Posizionamento per liberi professionisti: strategie concrete per attirare i clienti giusti
Ti è mai capitato di presentarti a qualcuno e vedere quella faccia perplessa?
"Ah... interessante. E... cosa fai esattamente?"
Oppure di ricevere richieste di preventivo da persone completamente fuori target, che non capiscono il tuo valore e vogliono solo "il prezzo più basso"?
È il classico sintomo di chi non ha un posizionamento chiaro.
Ho lavorato con decine di liberi professionisti, coach e consulenti negli ultimi anni e la maggior parte arrivava con lo stesso problema: lavoravano tanto, ma con i clienti sbagliati, a prezzi sbagliati e con risultati frustranti.
Quando gli chiedevo "qual è il tuo posizionamento?", la risposta era sempre un po' vaga:
- "Aiuto le persone a..."
- "Lavoro con professionisti che..."
- "Faccio consulenza su..."
Tutto generico, intercambiabile e dimenticabile.
Il posizionamento non è un optional. Non è "quella roba da marketing che fanno le grandi aziende". È la differenza tra essere scelto/a o essere ignorato/a, tra lavorare con clienti che ti apprezzano o con persone che ti spremono.
In questo articolo voglio mostrarti cos'è davvero il posizionamento, perché è fondamentale per il tuo business, come costruirlo, con un metodo concreto, non teorie astratte, e soprattutto come evitare gli errori che costano cari in termini di tempo, energia e soldi.
Non ti darò formule magiche ma chiarezza, esempi validi e azioni concrete.
Perché avere un posizionamento solido significa smettere di rincorrere clienti e iniziare a farti scegliere da quelli giusti.
E alla fine di questo articolo, avrai una mappa chiara per definire, o ridefinire, il tuo posizionamento in modo strategico.
Pronta/o? Iniziamo.
Indice
Cos'è il posizionamento per i professionisti (e cosa non è)
Partiamo dalle basi perché questo è un argomento veramente cruciale per una strategia di business che si rispetti.
Il posizionamento non è nato ieri e non è un'invenzione dei guru del marketing digitale.
Il concetto è stato formalizzato per la prima volta negli anni '70 da Al Ries e Jack Trout, che pubblicarono una serie di articoli, poi diventati il libro "Positioning: The Battle for Your Mind", in cui spiegavano una cosa rivoluzionaria per l'epoca: il posizionamento non riguarda ciò che fai al tuo prodotto, ma ciò che fai nella mente del cliente.
Tradotto: non importa quanto sei bravo/a o quanti servizi offri. Importa come vieni percepito/a da chi potrebbe sceglierti.
Il loro punto era chiaro: in un mercato saturo, vince chi riesce a occupare uno spazio specifico e riconoscibile nella testa delle persone. Non chi fa tutto per tutti.
E se questo valeva negli anni '70, quando la competizione era una frazione di quella di oggi, immagina quanto vale adesso.
Il posizionamento è la risposta a una domanda semplice: perché dovrei scegliere te e non un altro/a professionista che fa la stessa cosa?
Se la tua risposta è "perché sono bravo/a", "perché ho esperienza", "perché sono appassionato/a"... hai un problema, perché aimè lo dicono tutti.
Il posizionamento efficace risponde con qualcosa di specifico, credibile e rilevante per il tuo target.
La differenza tra posizionamento e nicchia
Qui c'è confusione, tanta confusione.
Molti professionisti pensano che avere una nicchia significhi avere un posizionamento ma non è così.
La nicchia è il "chi" → A chi ti rivolgi (es. donne in menopausa, atleti amatoriali, manager stressati)
Il posizionamento è il "come ti percepiscono" → Cosa pensano di te quando sentono il tuo nome.
Puoi avere una nicchia chiarissima, esempio: lavoro solo con donne over 40 ma un posizionamento confuso. Cosa fai esattamente per loro? Sei uguale alle altre 50 nutrizioniste che lavorano con donne over 40?
Philip Kotler, uno dei padri del marketing moderno, lo spiega bene: il posizionamento è l'atto di progettare l'offerta e l'immagine dell'azienda, o del professionista, in modo che occupi un posto distintivo nella mente del mercato target.
Distintivo, non generico.
Facciamo un esempio concreto con una nutrizionista:
Caso A – Solo nicchia, nessun posizionamento: "Sono una nutrizionista che aiuta le donne a stare meglio"
Ok, la nicchia c'è (donne). Ma come? Con che metodo? Diversa da chi? Quale risultato specifico?
Caso B – Nicchia + Posizionamento: "Aiuto le donne in menopausa a ritrovare energia e forma fisica senza diete restrittive, attraverso un metodo che riequilibra ormoni e metabolismo"
Qui c'è tutto:
- Chi (donne in menopausa)
- Risultato specifico (energia e forma fisica)
- Come (metodo che lavora su ormoni e metabolismo)
- Contro cosa ti posizioni (senza diete restrittive)
Quando hai entrambi (nicchia + posizionamento), sei memorabile, riconoscibile e difficile da sostituire.
Non ci credi? Guarda i risultati ottenuti da Chiara, una nutrizionista che ho affiancato per 6 mesi.
Perché "faccio un po' di tutto" non è una strategia
Lo so, restringere il margine di azione fa paura.
Hai paura di perdere opportunità, di escludere potenziali clienti e di limitare le tue possibilità.
In realtà è tutto l'opposto: quando provi ad attrarre tutti, non attrai nessuno.
Te lo dico brutalmente: se sei una psicologa e sul tuo sito leggo "Offro supporto psicologico per ogni tipo di disagio", chiudo la pagina in 3 secondi. Perché non so se sei la persona giusta per me.
Sei una tra mille, sei intercambiabile.
Ma se leggo "Aiuto manager e professionisti a gestire l'ansia da prestazione senza lasciare il lavoro", penso: "Caspita, sta parlando proprio di me."
E resto, leggo e mi fido (e quindi magari mi affido a te).
Il principio è sempre lo stesso: più sei specifico/a, più vieni percepito/a come esperto/a.
Pensa ai medici, chi sceglieresti per un problema al cuore? Il medico generico o il cardiologo?
Esatto! Sempre lo specialista. E sai perché?
Perché il nostro cervello funziona così: associa la specializzazione alla competenza e questo vale anche per te.
Se sei un personal trainer che offre "allenamenti per tutti", sei uno dei tanti. Ma se ti posizioni come "il PT che prepara runner amatoriali per la loro prima maratona senza infortuni", diventi LO specialista per quel target.
Se sei una nutrizionista che fa "piani alimentari personalizzati", sei generica. ma se diventi "la nutrizionista che aiuta sportivi a migliorare le performance senza rinunciare al gusto", hai un posizionamento.
Dire "faccio un po' di tutto" non ti rende versatile., ti rende invisibile.
Il posizionamento forte nasce dalla scelta consapevole di dire no a qualcosa per dire sì a qualcos'altro. E questa scelta, per quanto scomoda all'inizio, è ciò che ti rende riconoscibile, memorabile, e alla fine, scelto/a.
Per fare bene questo lavoro devi avere ben chiaro chi è la tua buyer persona.
Perché il posizionamento è fondamentale per il tuo business
Ora che abbiamo chiarito cos'è il posizionamento, parliamo del perché dovresti occupartene seriamente.
Non è teoria. Non è "una cosa in più da fare quando avrai tempo".
Il posizionamento è la base su cui si regge tutto il resto: la tua comunicazione, i tuoi prezzi, la qualità dei clienti che attiri, la facilità con cui vendi.
Senza un posizionamento chiaro, ti ritrovi a lavorare il doppio per guadagnare la metà, a spiegare sempre cosa fa, a giustificare i tuoi prezzi e a competere solo sul prezzo, perché non hai altro modo per distinguerti.
E il bello (o il brutto, dipende da come lo vedi) è che tu hai già un posizionamento, che tu lo voglia o no.
Le persone si sono già fatte un'idea di te. Ti hanno già "catalogato" nella loro mente.
La domanda non è "devo posizionarmi?". La domanda è: "Voglio che il mio posizionamento sia casuale o strategico?"
Perché se non lo progetti tu, lo farà il mercato per te e probabilmente non nel modo che vorresti.
Il costo reale di non avere un posizionamento chiaro
Facciamo i conti, quelli veri.
Quando non hai un posizionamento definito, succedono queste cose (e forse ti riconoscerai in almeno un paio):
- Attiri i clienti sbagliati
Quelli che ti chiedono "ma quanto costa?" prima ancora di capire cosa fai. Quelli che vogliono tutto e subito. Quelli che non apprezzano il tuo lavoro perché non capiscono il valore che porti.
Se sei una nutrizionista generica, ti arriveranno richieste da chi vuole perdere 3 kg per l'estate, da chi cerca una dieta gratis, da chi vuole solo "un piano alimentare veloce". E tu perderai tempo a filtrare, spiegare, convincere.
Attrarre i clienti giusti non è un caso, è strategia.
- Competi solo sul prezzo
Quando sei percepito/a come "uno/a tra tanti", l'unica discriminante diventa il prezzo. E indovina chi vince? Sempre chi costa meno.
Un personal trainer senza posizionamento si ritrova a dover giustificare perché le sue sessioni costano 50€ quando "quello su Instagram le fa a 30€". Ma se sei il PT specializzato in recupero post-infortunio per corridori, il prezzo non è più la prima obiezione ma diventa un investimento sensato.
- Lavori di più per guadagnare meno
Perché devi dire sì a tutto e accettare progetti che non ti entusiasmano. Devi adattarti a ogni richiesta e questo ti costa energia, tempo e lucidità.
Ho visto psicologi seguire contemporaneamente adolescenti, coppie in crisi e manager stressati. Tre target completamente diversi, tre approcci diversi, tre modi di comunicare diversi. Risultato? Burnout garantito.
- Fai fatica a spiegare cosa fai
"Allora... io lavoro con le persone che... diciamo che offro consulenze su... in pratica aiuto chi vuole..."
Se ci metti più di 10 secondi a spiegare cosa fai, hai un problema di posizionamento.
E quando le persone non capiscono velocemente cosa fai, non ti scelgono. Semplice.
- La tua comunicazione non converte
Post che non portano richieste, sito che non genera contatti, call conoscitive con persone che "devono pensarci".
Tutto questo succede quando il tuo posizionamento è confuso. Perché se tu non hai chiaro chi aiuti e come, come possono averlo chiaro le persone che ti leggono?
Come il posizionamento influenza pricing e percezione del valore
Ora arriviamo al punto che interessa tutti: i soldi.
Il posizionamento non è filosofia, è economia e te lo dimostro con un esempio concreto.
Prendi due nutrizioniste con la stessa esperienza, la stessa formazione, la stessa competenza:
Nutrizionista A: "Creo piani alimentari personalizzati" Prezzo: 80€ per piano alimentare. Obiezione tipica: "ma perché dovrei pagare 80€ quando posso scaricare un'app gratis?"
Nutrizionista B: "Aiuto donne con PCOS (sindrome dell’ovaio policistico) a regolarizzare il ciclo e migliorare la fertilità attraverso un protocollo nutrizionale specifico basato su inositolo e gestione dell'insulino-resistenza" Prezzo: 150€ per la prima consulenza + piano alimentare. Obiezione tipica: praticamente nessuna, perché chi ha PCOS e cerca una soluzione sa che non la troverà in un'app generica.
Stessa professione, competenze simili ma prezzi doppi.
La differenza? Il posizionamento.
La nutrizionista B non vende "piani alimentari". Vende una soluzione specifica a un problema specifico. E chi ha quel problema è disposto a pagare di più per risolverlo.
Questo è quello che David Aaker, uno dei massimi esperti di brand equity, chiama "premium positioning": quando il tuo posizionamento ti permette di applicare prezzi più alti perché vieni percepito/a come lo specialista.
E funziona in tutti i settori.
Un personal trainer generico fa fatica a farsi pagare 50€ all'ora. Un PT specializzato in preparazione atletica per sport da combattimento può chiedere 100€+ senza battere ciglio.
Uno psicologo che offre "supporto psicologico generico" compete con decine di colleghi. Uno psicologo specializzato in trauma per vittime di violenza ha una lista d'attesa di mesi.
Il posizionamento trasforma la tua offerta da commodity a specializzazione.
E le specializzazioni si pagano sempre.
Perché quando sei l'unico/a a fare quello che fai, nel modo in cui lo fai, per chi lo fai... non hai più concorrenti.
Hai solo clienti che ti cercano.
Chi deve lavorare sul proprio posizionamento (e quando)
Altra domanda che sento spesso: "Ma io sono all'inizio, devo già pensare al posizionamento?"
Oppure: "Lavoro da 5 anni, ormai è tardi per cambiare?"
La risposta è sempre la stessa: il momento giusto per lavorare sul posizionamento è adesso.
Che tu stia per partire, che tu sia a metà strada, o che tu abbia già un'attività consolidata ma confusa.
Il posizionamento non è una cosa che fai una volta e poi archivi è un processo dinamico che si evolve con te, con il mercato, con la tua esperienza.
Ma ci sono momenti specifici in cui lavorare sul posizionamento diventa urgente. Momenti in cui ignorarlo costa caro in termini di tempo, energia e opportunità perse.
Vediamo quali sono.
I segnali che è il momento di rivedere il tuo posizionamento
Se ti riconosci in almeno due di questi segnali, è il momento di fermarti e lavorare sul tuo posizionamento.
Segnale 1: Attiri clienti che non ti entusiasmano
Ricevi richieste, sì. Ma sono sempre persone che:
- Vogliono solo il prezzo più basso
- Non capiscono il valore di ciò che fai
- Ti chiedono cose che non vuoi fare
- Non sono il tipo di cliente con cui ti piace lavorare
Esempio: sei una psicologa e continui a ricevere richieste per "una seduta singola per capire se funziona", quando in realtà vorresti lavorare con percorsi strutturati di almeno 3 mesi.
Questo succede quando il tuo posizionamento è generico e attrae chiunque, non chi è davvero adatto a te.
Segnale 2: Fai fatica a spiegare cosa fai
Quando ti presentano a qualcuno e ti chiedono "di cosa ti occupi?", ti ritrovi a fare un discorso lungo, confuso, pieno di "diciamo che..." e "in pratica io...".
E vedi l'altra persona annuire educatamente ma con lo sguardo nel vuoto.
Se non riesci a sintetizzare in una frase chiara cosa fai, per chi e con che risultato, hai un problema di posizionamento e di personal branding.
Segnale 3: Ti confronti continuamente con i concorrenti sul prezzo
"Ma quello fa le stesse cose e costa meno." "Quella ha più followers, come faccio a competere?" "Su Groupon ci sono offerte a 20€, io come posso chiedere 80€?"
Quando ti senti costantemente in competizione sul prezzo o sulla visibilità, significa che non hai un posizionamento che ti differenzia. Sei percepito/a come intercambiabile.
E quando sei intercambiabile, conta solo chi costa meno o chi è più visibile.
Segnale 4: La tua comunicazione non ti rappresenta più
Magari hai iniziato con un certo tipo di comunicazione, ma ora senti che non ti rispecchia. Parli a un pubblico generico quando vorresti parlare a persone specifiche. Hai paura di restringere, ma intanto non ottieni risultati.
O peggio: comunichi quello che pensi "si debba dire" per piacere a tutti, non quello che pensi davvero.
Questo è il segnale che il tuo posizionamento (o la mancanza di esso) ti sta limitando invece di aiutarti.
Segnale 5: Lavori tanto ma non cresci
Fai contenuti, rispondi a messaggi, fai call conoscitive, lavori con clienti... ma a fine mese i numeri non crescono o peggio, calano.
Ti senti sempre in affanno, sempre a rincorrere, sempre a dover "fare di più".
Questo succede quando non hai chiarezza sul tuo valore unico. Lavori tanto, ma senza direzione strategica.
Segnale 6: I tuoi ex clienti non ti consigliano
Hai lavorato bene, i clienti sono soddisfatti, ma nessuno ti passa contatti. Nessuno parla di te., nessun passaparola.
Perché? Perché non sanno come "etichettarti" nella loro mente. Non hai uno spazio chiaro, quindi quando qualcuno chiede "conosci un bravo nutrizionista?", non pensano a te. Pensano al primo che gli viene in mente, magari perché ha un posizionamento più chiaro.
Segnale 7: Hai cambiato idea su chi vuoi aiutare
All'inizio magari hai detto "lavoro con tutti". Poi, col tempo, hai capito che preferisci lavorare con un certo tipo di persona oppure ti accorgi che hai sviluppato un metodo specifico che funziona meglio su un target particolare.
Questo è normalissimo. Ma se la tua comunicazione, il tuo sito, i tuoi contenuti dicono ancora "lavoro con tutti", stai perdendo le persone giuste.
Se almeno due di questi segnali ti appartengono, non rimandare. Il posizionamento non si sistema "quando avrai tempo". Si sistema adesso, perché ogni giorno che passa con un posizionamento confuso è un giorno in cui attrai clienti sbagliati o peggio, non ne attrai affatto.
Il posizionamento evolve: quando e come cambiarlo
Ora, una cosa importante da capire: il posizionamento non è una prigione.
Non devi scegliere oggi e restare lì per sempre. Il posizionamento è vivo, cresce con te, si affina con l'esperienza.
All'inizio della tua carriera magari hai scelto una nicchia ampia perché non sapevi ancora chi ti piaceva aiutare ed è normale.
Ma dopo 2-3 anni di lavoro sul campo, hai capito:
- Con chi lavori meglio
- Quale tipo di cliente ottiene i risultati migliori
- Quale approccio funziona di più
- Cosa ti appassiona davvero
E a quel punto, ridefinire il posizionamento non è un fallimento ma maturità strategica.
Ti faccio un esempio concreto.
Una psicologa con cui ho lavorato aveva iniziato offrendo "supporto psicologico per adulti". Dopo due anni si è accorta che il 70% dei suoi clienti erano professionisti con ansia da prestazione.
Non era un caso, era la sua specializzazione naturale che stava emergendo.
Abbiamo ridefinito il suo posizionamento: "Aiuto professionisti e manager a gestire l'ansia da prestazione senza lasciare il lavoro".
Risultato? In 3 mesi ha raddoppiato le richieste e ha potuto aumentare il prezzo delle sedute del 40%, perché non era più "una psicologa generica" ma "LA psicologa per professionisti con ansia da prestazione".
Quando ha senso cambiare posizionamento:
- Dopo almeno 1-2 anni di esperienza: hai abbastanza dati per capire cosa funziona davvero
- Quando hai trovato il tuo sweet spot: quel tipo di cliente con cui lavori meglio e che ottiene i risultati migliori
- Quando il mercato ti sta già percependo in un certo modo: e tu vuoi cavalcare quella percezione anziché combatterla
- Quando hai sviluppato un metodo specifico: vuoi posizionarti su quello invece che sulla generalità
Ok Sara ma come faccio a cambiare tutto senza perdere in credibilità?
Non serve cancellare tutto e ripartire da zero ma evolvere in modo strategico.
- Comunica la transizione in modo naturale: "Negli ultimi anni ho scoperto che lavoro meglio con..."
- Usa i casi studio che hai già come ponte verso il nuovo posizionamento
- Non rinnegare il passato, ma inquadralo come evoluzione
Il posizionamento non è statico. È una bussola che si ricalibra man mano che scopri chi sei davvero come professionista e chi vuoi servire.
E ridefinirlo al momento giusto può essere la svolta che aspettavi da tempo.
Come costruire un posizionamento efficace: il metodo
Basta teoria, passiamo alla pratica.
Il posizionamento efficace nasce rispondendo a tre domande fondamentali. Non serve un team di consulenti o mesi di analisi. Serve chiarezza, onestà e metodo.
Prendi carta e penna così potrai lavorarci ora, mentre leggi.
Le 3 domande fondamentali da cui partire
Domanda 1: Per chi lavori meglio?
Non "con chi potresti lavorare". Con chi lavori MEGLIO?
Quale tipo di cliente ottiene i risultati più veloci con te? Con chi ti trovi più in sintonia? Chi apprezza davvero il tuo metodo?
Esercizio: Prendi gli ultimi 10 clienti. Per ognuno scrivi:
- Problema principale
- Età/fase della vita
- Quanto è stato facile lavorare con loro (da 1 a 10)
- Risultato ottenuto
Chi sono quelli con voto 8-10? Cosa hanno in comune? Quello è il tuo target ideale.
Domanda 2: Quale problema risolvi meglio di chiunque altro?
Non "cosa fai". Quale problema specifico risolvi e in che modo diverso?
Se sei un personal trainer che dice "aiuto a dimagrire", sei uno tra migliaia. Ma se dici "aiuto runner amatoriali a prepararsi per la prima maratona senza infortuni", hai un problema specifico e un approccio chiaro.
Esercizio: Completa questa frase:
"Aiuto [chi] a [risultato specifico] anche se/senza [ostacolo comune]"
Esempi:
- "Aiuto donne in menopausa a ritrovare energia anche se hanno provato 10 diete senza successo"
- "Aiuto manager a gestire l'ansia da prestazione senza lasciare il lavoro"
Domanda 3: Cosa ti rende diverso/a (per davvero)?
Non "sono professionale" o "ascolto le persone". Lo dicono tutti.
Il tuo differenziale è come lo fai:
- Hai un metodo specifico?
- Una combinazione unica di competenze?
- Un'esperienza personale che ti dà sensibilità particolare?
- Un approccio diverso dalla norma?
Esercizio: Chiedi a 2-3 clienti: "Cosa ti ha convinto a scegliere me invece di un altro professionista?"
Le loro risposte sono oro, ti dicono come ti percepiscono e la percezione è posizionamento.
L'errore più comune: partire dal "cosa fai" invece che dal "per chi"
L'errore che vedo fare al 90% dei professionisti: partono da loro stessi invece che dal cliente.
Dicono: "Sono nutrizionista e offro piani alimentari personalizzati."
Ma il cliente non si sveglia pensando "voglio un piano alimentare". Si sveglia pensando: "Sono stanca di sentirmi gonfia", "Devo perdere questi 10 kg", "Ho il colesterolo alto".
Il posizionamento efficace parte dal problema del cliente, non dal tuo titolo.
Guarda la differenza:
Approccio sbagliato: "Sono una psicologa cognitivo-comportamentale specializzata in disturbi d'ansia."
Approccio giusto: "Aiuto professionisti che soffrono di attacchi di panico a tornare a vivere senza paura, anche se pensano che sia il loro carattere."
Theodore Levitt, professore alla Harvard Business School, lo spiegava così: "Le persone non vogliono comprare un trapano. Vogliono un buco nel muro."
Non vogliono il tuo servizio. Vogliono il risultato.
Esercizio: Prendi la tua presentazione attuale / BIO sui social e riscrivila partendo da:
- Chi è il tuo cliente ideale
- Cosa vuole ottenere
- Come lo aiuti
Prima: "Sono un personal trainer certificato in functional training." Dopo: "Aiuto uomini over 40 a tornare in forma senza passare ore in palestra."
Come testare se il tuo posizionamento funziona
Hai definito il tuo posizionamento. Ma come sai se funziona davvero?
Test 1: Il test dei 10 secondi
Leggi la tua frase di posizionamento a qualcuno che non conosce il tuo lavoro. Dopo 10 secondi chiedi: "Chi aiuto e con cosa?"
Se riesce a ripeterlo correttamente, è chiaro. Se fa confusione, devi semplificare.
Test 2: Il test del passaparola
Chiedi a 2-3 clienti: "Se dovessi consigliarmi a qualcuno, come mi presenteresti?"
Se rispondono in modo vago "è bravo/a", il posizionamento non è chiaro. Se dicono qualcosa di specifico "è la nutrizionista per sportivi", funziona.
Test 3: Il test delle richieste
Dopo 2-3 mesi di comunicazione coerente sul tuo posizionamento, guarda che tipo di richieste arrivano.
Arrivano più persone del tuo target ideale? Ottimo. Continuano ad arrivare richieste generiche? Devi affinare.
Il posizionamento non è scolpito nella pietra. Si aggiusta con i feedback del mercato.
Ma quando funziona davvero, lo capisci: le persone giuste ti trovano e dicono "Finalmente qualcuno che fa esattamente quello che cercavo."
Conclusioni
Siamo arrivati alla fine di questo viaggio nel posizionamento.
E se c'è una cosa che spero tu abbia capito è questa: il posizionamento non è un optional è la base su cui costruisci tutto il resto.
La tua comunicazione, i tuoi prezzi, il tipo di clienti che attrai, la facilità con cui vendi. Tutto parte da qui.
Abbiamo visto che:
- Il posizionamento non è la nicchia, ma è come vieni percepito/a nella mente del tuo cliente ideale
- "Fare un po' di tutto" non è una strategia, è il modo più veloce per restare invisibile
- Un posizionamento chiaro ti permette di aumentare i prezzi, attrarre clienti migliori e lavorare con chi davvero apprezza il tuo valore
- Non serve inventarsi nulla: il posizionamento efficace nasce da dove hai già ottenuto risultati
- Si costruisce rispondendo a tre domande: per chi lavori meglio, quale problema risolvi meglio, cosa ti rende diverso/a
Ma soprattutto: il posizionamento non è teoria da marketing ma economia reale.
È la differenza tra lavorare tanto con clienti che non ti apprezzano, e lavorare con persone giuste che ti scelgono per quello che sei.
Tra giustificare i tuoi prezzi ogni volta, e avere clienti che dicono "quando possiamo iniziare?"
Tra essere uno/a tra tanti, e diventare il/la professionista a cui pensano quando hanno quel problema specifico.
Ora sta a te decidere: vuoi continuare con un posizionamento casuale, lasciando che sia il mercato a definirti? O vuoi prendere in mano la situazione e costruire un posizionamento strategico che ti faccia scegliere dai clienti giusti?
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Alla prossima, ❤

Sara Venturi - Business &
Personal Brand Strategist






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