Personal branding: 18 paure comuni e come superarle
Perché fare personal branding?
Quando lavorare sul proprio personal branding?
Se lavoro come dipendente devo fare personal branding?
Queste sono solo alcune delle domande che mi vengono poste in consulenza, in azienda e quando lavoro con i giovani freelance che si stanno affacciando al mercato del lavoro e vogliono farsi conoscere.
Fare personal branding in realtà non è fare una specifica azione ma racchiude una serie di azioni, che se impostate correttamente con la giusta strategia, possono fare davvero la differenza.
Il personal branding è un concetto che nasce dal marketing.
Esattamente come si fa marketing per un prodotto o un servizio, si fa marketing anche su sé stessi.
Ci si promuove, ci si fa conoscere per quelle che son le nostre peculiarità e capacità in modo che le persone siano in qualche modo attirate o attratte da noi e ci seguano nei nostri progetti.
Il termine “personal branding” è diventato di uso comune nel 1997 grazie all’articolo di Tom Peterson “The brand called YOU” il brand chiamato te tradotto letteralmente.
Fare personal branding significa creare una strategia precisa di promozione e valorizzazione di sé stessi.
Con l’intento di toglierti ogni dubbio, in questo articolo risponderò ai dubbi più comuni che mi vengono esposti in merito al personal branding.
Si tratta di dubbi e paure dovuti alla poca conoscenza della materia.
Quindi, bando alle ciance e cominciamo a vedere come affrontare i dubbi uno per uno.
1) Non so identificare la mia unicità
Molti imprenditori e freelance faticano a definire cosa li rende unici e si raccontano in maniera generica.
Identificare la propria unicità è importante posizionarsi in modo unico e distintivo nella mente delle persone come la miglior soluzione al problema che loro hanno.
Come si fa?
Uno strumento indispensabile in questo senso è il Personal Model Canvas.
Non è l’unico strumento ma è senz’altro quello più completo e preciso. Grazie alla compilazione di questo template avrai una chiara visione di chi sei, cosa fai, per chi lo fai e molto altro.
Il Personal Model Canvas è molto utile non solo per la definizione della propria Unique Value Proposition (UVP) ma è anche indispensabile per comprendere come presentare il proprio lavoro, quali canali utilizzare, quali costi si dovranno sostenere e quali saranno i ricavi potenziali.
Insomma è un vero strumento strategico! Non per niente è il punto di partenza del mio programma PERSONAL BRAND ME 🚀
2) Mancanza di coerenza visiva
Un brand forte passa anche dalla coerenza visiva: i font, i colori, lo stile e il tono di voce sono univoci e permettono alle altre persone di riconoscerci tra mille.
Utilizzare una palette di colori predefinita, abbinare i font in maniera precisa e coerente con il messaggio che si desidera comunicare è importante per comunicare coerenza e professionalità.
La psicologia dei colori è una materia ampiamente studiata in marketing e in psicologia cognitiva perché dei “semplici colori” possono fare una grande differenza nella comunicazione di un brand e nella percezione che ne hanno le persone.
Se ci fai caso i brand dedicati ai bambini hanno colori accesi e vividi mentre i colori di un’agenzia di viaggio rimandano spesso al blu del mare e del cielo ecc.
Come si fa? Quali strumenti posso utilizzare per cominciare a scegliere la mia palette?
Ci sono strumenti come Adobe Color che permettono di creare delle palette fantastiche e scaricarle con tutti i codici esadecimali.
Una volta definita una palette che si addica a te e che trasmetta esattamente quello che desideri, la potrai riproporre sui tuoi contenuti e su tutti i tuoi materiali sia fisici che digitali (carta intestata, biglietti da visita ecc.)
3) Non so identificare i canali di comunicazione
Non tutti i canali sono adatti per la comunicazione di un brand.
Ce la vedi un’agenzia di pompe funebri (Taffo a parte) fare video su YouTube?
Che fa lo streaming della lucidatura delle bare? Dai! Mi vengono i brividi solo a pensarci 😂
Prima di identificare i canali di comunicazione è essenziale sapere a chi vogliamo parlare.
È inutile spendere tempo, energie e denaro su canali in cui non c’è il nostro pubblico target.
Per questo è essenziale partire dall’analisi del target e dall’identificazione della nicchia. Quando avrai le idee chiare su questo aspetto allora saprai esattamente dove si trova il tuo pubblico target.
In questo caso ti viene in soccorso anche l’analisi della buyer persona ovvero la persona tipo che potrebbe acquistare i tuoi beni o servizi.
Risponde alla domanda: per chi è il mio prodotto / servizio?
4) Creazione di contenuti
Lo so, questo è un punto dolente. Si sentono dire tante cose e tutto il contrario di tutto. Chi ti dice che devi pubblicare tutti i giorni e chi invece dice di pubblicare una volta alla settimana.
C’è chi dice che i social sono morti ecc.
In realtà, come dimostra il report annuale we are social sono sempre in crescita le persone nel mondo che utilizzano i social.
Creare contenuti però non è solo postare sui social. È contenuto anche un video su YouTube, un articolo sul tuo sito web o su altri siti web come ghostwriter, un podcast ecc.
Anche in questo caso l’analisi strategica ti aiuta a definire cosa scrivere intercettando i bisogni delle persone in target.
5) Gestione della reputazione online
Una famosa citazione di Warren Buffett dice: Ci vogliono vent’anni per costruire una reputazione e cinque minuti per rovinarla. Se pensi a questo fai le cose in modo diverso.
Non potrei essere più d’accordo. Fare le cose con cura, con studio e con metodo permette di presentare alle persone un prodotto o un servizio che sia degno di nota.
Non sto dicendo che non potrai mai improvvisare, ma se presterai attenzione a quello che dici e fai restando coerente con chi sei allora costruirai una tua reputazione.
Del resto, dimmi la verità, ti affideresti a una persona che oggi dice bianco e domani dice nero?
O peggio a chi professa una cosa e poi fa l’esatto contrario adducendo scuse? Io no!
Purtroppo si tende a credere che quello che è online sia qualcosa che ha un valore minore rispetto a quello che accade “nella vita reale” e, con questo pregiudizio, alcune persone si sentono libere di scrivere qualsiasi cosa online giudicando e offendendo chiunque senza preoccuparsi di nulla.
Oltre ad offendere le persone attaccate, cosa non certo da poco, ne va della propria reputazione.
Ti faccio la stessa domanda che ho fatto prima: ti affideresti a qualcuno che offende e risponde male alle persone sui social?
Credo che anche qui la risposta sia scontata ma preferisco ribadire. Non sia mai che pensi che sia dalla parte di chi offende 😅
La reputazione si crea lavorando molto bene sul personal branding. Uno studio attento della comunicazione e di come ci si presenta agli altri farà la differenza.
6) Costruire una rete di contatti
Avere una rete di persone alle quali potersi affidare in caso di bisogno (lavorativo e non) è sicuramente una buona pratica.
Ti faccio un esempio. Mettiamo che tu ti occupi di social media ma non sai crearti un sito web, ti affidi a una persona competente in materia. Ti fa il sito e tu sei felice.
Quando dovrai fare un sito ad un cliente, da chi andrai? Dalla stessa persona che lo ha fatto per te.
A lungo andare potrai vantare una rete di contatti con dei professionisti vicini al tuo settore e servire i tuoi clienti a 360°.
Lo stesso potranno fare loro a loro volta con te. Chi si occupa di web design potrà suggerire te come social media manager che si occuperà di creare profili adeguati ecc.
Come si fa?
All’inizio della carriera in particolare è importante andare alle fiere, aperitivi di networking e incontri vari per conoscere le persone più affini.
Una volta ottenuti i contatti, è essenziale nutrire le connessioni con messaggi e condivisione di valore.
Queste attività si fanno spesso anche online non devi per forza andare fuori tutte le sere!
Ci sono poi i gruppi verticali di Facebook in cui poter incontrare persone in cerca proprio del tuo servizio.
7) Equilibrio tra vita privata e vita professionale
È vero che lavorare sul proprio personal brand è un lavoro ma non è così gravoso!
Il segreto sta nell’organizzazione. Ci sono strumenti come Trello, Asana e il mio amatissimo Notion che ti permettono di controllare e organizzare tutto in un posto solo.
Io sono comunque una grande fan anche delle agende cartacee ma perché mi piace scrivere e appuntare cose, sono un caso a parte 😅
La parte più importante la gestisco comunque tutta con Notion.
Credo che sia molto importante ritagliarsi dei momenti liberi durante la giornata in modo da avere del tempo per fare quello che si desidera.
Un trucchetto che mi ha svoltato davvero l’organizzazione settimanale è quello di mettere in agenda anche la palestra o la spesa in modo che non siano attività che “dovrei fare” ma ho programmato quella call, quell’evento ecc.
Se il calendario è impegnato con quell’attività non posso inserirne un’altra. Purtroppo non ho il dono dell’ubiquità.
Questo in linea di principio poi ovviamente ci sono delle eccezioni ma tali devono rimanere.
Non mi dire che sei una persona che dice di non avere mai tempo però perché altrimenti ti faccio guardare le statistiche del tuo cellulare che ti diranno esattamente quanto tempo passi sui social e poi vediamo che mi dici.
Ok se sei un social media manager ci sta anche ma non credo tu lavori da cellulare per ore e ore vero?
8) Gestione del tempo
Questo tipo di richiesta mi viene fatta spesso in consulenza. Come faccio a fare tutto?
Con le tecniche di prioritizzazione. Non è tutto urgente quello che devi fare e allo stesso tempo non è tutto importante.
Troppo spesso ci raccontiamo che un’attività è importante e che la dobbiamo portarla a termine assolutamente ma non è così.
Davvero credi che se non hai sistemato il cassetto delle posate oggi non potrai fare altro?
Ci sono strumenti che ti potranno agevolare moltissimo in questo senso.
Uno strumento molto conosciuto è la tecnica del pomodoro.
Grazie a questa tecnica imparerai a dedicare degli slot precisi di 25 minuti alle attività con 5 minuti di pausa. Ogni 4 slot avrai 15 minuti di pausa.
Pensa che ti basta un timer da cucina 😉
Ovviamente questo è solo un trucchetto le tecniche di prioritizzazione sono una cosa ben più seria e strutturata.
9) Paura del giudizio altrui
Tutte le persone me in primis hanno sperimentato la paura del giudizio altrui. Prima di entrare in azienda a fare formazione, prima di parlare a un pubblico che è lì per me, prima di fare anche solo un commento su LinkedIn…
Le prime volte che scrivevo su LinkedIn mi tremavano le mani e ogni 3 secondi andavo a controllare le notifiche per vedere se qualcuno mi scriveva qualcosa.
La paura troppo spesso ci paralizza e ci fa pensare che tutti là fuori siano migliori di noi.
NON è vero! Lo ripeto ancora NON è vero!
Ognuno di noi, con la propria unicità, la propria storia e il proprio background ha qualcosa da raccontare.
Non si deve avere paura degli altri perché ci saranno sempre persone pronte a giudicarti e denigrarti.
Il giudizio degli altri è spesso una proiezione delle LORO insicurezze e non rispecchia quella che è la tua unicità o il tuo valore.
Concentrati sulle tue capacità, sul tuo messaggio e sui tuoi obiettivi e ricorda che è normale sentirsi vulnerabili quando si esce dalla propria zona di comfort.
10) Capire il proprio pubblico di riferimento
Anche qui, come in altri punti descritti precedentemente, ti parlo dell’analisi strategica perché è solo grazie a quella che tu saprai esattamente che cosa vogliono le persone a cui vuoi parlare.
Come si fa?
Si lavora con l’analisi della buyer persona cercando di identificare sia il tipo di persona con cui si desidera lavorare che quella con cui NON si desidera lavorare (buyer persona negativa).
Ho scritto un articolo dettagliato in materia con tanto di template scaricabile, spero ti sia utile.
11) Generare lead qualificati
Qui mi collego al punto precedente e al concetto di valore da dare alle persone.
Come si fa?
Utilizza dei lead magnet come pdf gratuiti, consulenze gratuite per generare interesse nelle persone e attrarre persone potenzialmente interessate al tuo lavoro.
Ovviamente ci sta anche utilizzare la pubblicità come Google ADS o Meta ADS ma qui siamo ad un altro livello.
L’attività di advertising porta molti risultati ma va fatta con criterio e strategia e non prima di aver creato delle basi solide su cui far atterrare le persone (sito web, social media).
12) Gestione delle critiche e dei feedback negativi
Prendi le critiche come un momento di crescita e non come una critica fine a sé stessa. Se la critica è costruttiva può essere uno spunto di crescita e miglioramento.
Rispondi comunque con gentilezza e non farti prendere dalla rabbia se ti hanno offeso, non sei tu dal torto.
Se invece ti rispondono sempre offendendo e non si arriva a nulla blocca come non ci fosse un domani, non farti il sangue amaro per gente che evidentemente non sa nemmeno comunicare in maniera civile.
13) Adattarsi ai cambiamenti nell’ambiente digitale
Diciamolo, lavorare nel digitale è bellissimo perché ti apre davvero porte che mai si sarebbero aperte in passato ma è un delirio!
Ogni giorno ce n’è una! E la legge sulla privacy e gli adeguamenti fiscali se vendi online e l’algoritmo e chi più ne ha più ne metta.
Ma come si fa a restare aggiornati?
È importante tenersi aggiornati per questo ci sono siti specializzati che comunicano notizie di settore in tempo reale.
Spulcia le newsletter dei creator che scrivono argomenti che ti interessano, iscriviti a webinar e corsi di formazione e non resterai più indietro.
Adegua poi la tua offerta cercando di offrire sempre il massimo sfruttando i trend di mercato.
Se ti interessa vedere se un argomento è in trend, vai su Google Trends per la tua ricerca e scopri esattamente quando un argomento è in trend. Crea poi contenuti ad hoc.
14) Budget limitato per il personal branding
Lo capisco bene, all’inizio il budget è limitato per tutto ma, come ti ho detto prima, fai un’analisi delle attività da fare e assegna una priorità.
Lavorare sul personal branding ti aiuterà a posizionarti nella testa delle persone come la persona X che sa fare Y.
È importante?
Io credo che sia un investimento e non una spesa… ma questo è un pensiero mio 😉
All’inizio comunque si può partire creando dei contenuti online utilizzando app come CANVA che permettono di creare delle cose carine anche alle persone meno esperte anche in versione free.
Non dimenticare i video che puoi fare anche su YouTube con un semplice smartphone. Non servono attrezzature complicate.
15) Essere autentici
Mi collego al punto precedente proprio grazie al suggerimento che ti ho dato in merito ai video.
Non che non valga lo stesso con la scrittura ma se fai un video utilizzando solo dei termini tecnici per far vedere che li conosci, chi credi che ti capisca?
Sicuramente le persone che fanno il tuo mestiere perché utilizzano lo stesso linguaggio. Ma loro hanno bisogno dei tuoi servizi?
No. Loro sanno fare da soli.
A meno che tu non faccia divulgazione tout court non ha molto senso.
Sii più naturale possibile e credimi, questo pagherà molto. Le persone ti riconosceranno quando vi incontrerete dal vivo perché sentiranno che dici le stesse cose nello stesso modo. Se così non fosse avrebbero la sensazione di parlare con un’altra persona.
16) Mantenere la rilevanza nel tempo
Questo è una paura comune perché non si pensa a quanto invece si possa “restare sul pezzo” mantenendosi aggiornati con corsi e libri sulla materia che si tratta.
Leggendo e studiando si scoprono cose nuove e punti di vista differenti sulla stessa materia potendo così offrire del nuovo valore alle persone che ci leggono o ci ascoltano.
Un altro modo è quello di seguire i leader di settore anche oltreoceano (che su certi argomenti sono più avanti e lanciano i trend) e farsi ispirare da loro.
17) Superare la sindrome dell’impostore
Alzi la mano chi non ha mai sperimentato la sindrome dell’impostore!
Io credo che di fianco alla definizione sul vocabolario potrebbero metterci anche il mio nome perché io vivo costantemente con la sindrome dell’impostore.
Se non sai di cosa sto parlando la sindrome dell’impostore ti fa pensare di non essere mai abbastanza in grado di fare qualcosa e quando ottieni risultati (perché invece sei in grado) attribuisci il merito al lato “B”.
Chi è capace porta risultati perché è capace e non perché ha fortuna!
È difficile da ricordare ma è così.
Come si fa?
Quando fai qualcosa di buono che ti fa ottenere dei riscontri positivi, segnatelo da qualche parte.
Se ricevi delle mail di feedback con dei complimenti per qualcosa che hai fatto, tienile da parte in una cartella specifica.
Se invece ti vuoi scrivere un semplice bigliettino tipo “Francesca mi ha fatto i complimenti per la presentazione svolta – 05/04/2024) oppure “Elisa mi ha fatto i complimenti per la mia storia – 06/04/2024) fallo e poi li metti tutti i bigliettini in un vasetto trasparente.
Quando hai un momento di sconforto, che è nomale, capita a tutti, proprio a tutti, vai a pescare da lì un po’ di motivazione e spinta e riparti più forte di prima 🤩
18) Frustrazione nel vedere risultati a lungo termine
Quando si comincia a pubblicare si spera subito di ottenere orde di persone che ci contattano, ci ammirano e ci supportano ma difficilmente sarà così.
Come per tutte le cose ci vuole tempo. Tempo che ci permette di imparare, di migliorare e comunque di farsi conoscere.
Tieni traccia comunque di tutti i piccoli risultati e analizza quello che quello che funziona meglio in modo da adattare costantemente anche la tua offerta.
Conclusione
Ci siamo! Siamo arrivati alla fine.
Ti ho descritto i dubbi che sento più spesso e ho provato a offrirti una soluzione.
Lavorare sul proprio personal brand è qualcosa di davvero bello che ci permette di mettere in luce la nostra unicità e comunicarla al mondo.
Vuoi lavorare al tuo personal brand in maniera professionale con me?
Ho ideato un programma di sei settimane durante le quali potremo lavorare insieme al tuo personal brand, si chiama PERSONAL BRAND ME.
Se hai dubbi o vuoi anche solo chiedermi qualcosa prenota una call conoscitiva gratuita di mezz’ora, sarò felice di aiutarti.
Se poi proprio vuoi essere un pro del personal branding seguimi e fatti scegliere eticamente.
Alla prossima ❤
Sara Venturi - Business &
Personal Brand Strategist






L’articolo affronta con chiarezza le sfide comuni nel personal branding, offrendo soluzioni pratiche. L’uso del Personal Model Canvas per identificare la propria unicità è particolarmente utile. Quali consigli dareste a chi, nonostante l’uso di strumenti come il Personal Model Canvas, fatica ancora a definire la propria Unique Value Proposition?