Come fare una keyword research efficace

di Sara Venturi | Mag 19, 2025 | Marketing

Come fare una keyword research efficace (anche se parti da zero)

 

Sara, ma se non so nemmeno che parole usare… come faccio a farmi trovare?

Me lo chiedono spesso, soprattutto freelance, artigiani/e digitali, coach, professionisti/e che stanno cercando di farsi spazio online senza diventare SEO specialist.

E la risposta è: non serve diventare un’esperto/a di SEO ma serve sapere cosa cerca davvero il tuo pubblico e usare quelle parole in modo strategico.

In questo articolo ti spiego come fare una keyword research efficace, anche se non hai mai aperto Google Trends o non sai cosa sia un “search intent”.

Facciamo tutto passo passo. Ti mostrerò esempi pratici, strumenti gratuiti e un metodo che puoi adattare subito ai tuoi contenuti (sito, blog, Instagram, newsletter...).

Perché sì, le parole contano 😏

Ma le parole giuste possono fare la differenza tra un contenuto ignorato e uno che arriva a chi ha davvero bisogno di te 😍

Pronto/a? Partiamo dalla base: capire perché questa cosa delle keyword non è solo da nerd, ma da professionisti/e che vogliono comunicare con intenzione.

Indice

Cos’è la keyword research e perché ti serve davvero

 

Partiamo da qui, perché se hai sentito parlare di “parole chiave” ma ti è sembrata una roba da informatici o smanettoni SEO... ti capisco benissimo. La verità è che fare keyword research non serve solo per posizionarsi su Google.

Serve per capire come parla il tuo pubblico, come formula i suoi dubbi, le sue paure, le sue ricerche. Serve per ascoltare prima di comunicare. E no, non è solo una cosa “da blog”.

Se stai costruendo un personal brand, vendi consulenze o hai un progetto online, anche piccolo, fare una buona ricerca di parole chiave ti aiuta a:

  • scrivere contenuti che intercettano i bisogni reali delle persone
  • scegliere i titoli giusti per i tuoi post (quelli che fanno dire “sì, questa roba mi serve”)
  • capire se la tua offerta risponde a domande che le persone si fanno davvero

Ti faccio un esempio pratico, che potresti aver vissuto anche tu.

Immagina di essere un/a consulente in ambito olistico e vuoi scrivere un articolo per aiutare le persone a gestire l’ansia con tecniche naturali.

Nel tuo titolo scrivi: “Come ritrovare armonia interiore nel caos quotidiano”.

È poetico, profondo. Ma sai una cosa? Quasi nessuno cerca “armonia interiore” su Google.
Le persone cercano:

  • “ansia mattutina cosa fare”
  • “rimedi naturali per l’ansia”
  • “non dormo per lo stress”

Ecco la differenza tra scrivere per comunicare e scrivere per essere trovato/a.

E se impari ad allineare queste due cose, allora succede la magia: le persone ti leggono, si riconoscono, e iniziano a seguirti davvero.

Fare keyword research non è tradire il tuo stile, non vuol dire scrivere come i robot.

Vuol dire partire da ciò che le persone cercano per arrivare a ciò che hai da dire tu.

Con le tue parole, il tuo tono, la tua visione. Ma partendo da una connessione reale esattamente come insegno io nel mio percorso di affiancamento.

Quali keyword ti servono (e quali no)

 

Una delle prime domande che ricevo quando parlo di keyword è: Ok Sara, ma quali parole devo scegliere?
E la seconda, quasi sempre, è:
Meglio puntare su quelle con più ricerche, no?

La risposta breve è: no, non sempre. E adesso ti spiego perché 🤩

Non tutte le parole chiave ti servono davvero. Anzi, alcune ti fanno solo perdere tempo o ti portano traffico che non converte, cioè gente che ti legge, magari ti mette un like, ma poi sparisce.

E lo so che, soprattutto all’inizio, vedere un numero alto di ricerche può sembrare una calamita irresistibile.
Ma attenzione: tante persone che ricercano quella parola è diverso da tante persone che cercano te!

Ti faccio un esempio concreto.

Mettiamo che tu sia un/a freelance che offre servizi di organizzazione per altri freelance. Ti occupi di gestione del tempo, produttività, pianificazione.

Apri un tool e vedi che “produttività” ha 33.000 ricerche al mese.
Wow. Sembra perfetta. E invece... è una parola troppo generica.

Chi la cerca potrebbe voler sapere:

  • come aumentare la produttività scolastica
  • come essere più produttivi in azienda
  • che podcast ascoltare mentre si lavora

Capisci il punto?

Quella parola non parla a chi vuoi aiutare tu. È una keyword ad “alto volume” ma a “basso valore” per te.

Quello che ti serve, invece, è trovare keyword con una buona intenzione dietro (il famoso search intent di cui parlano quelli bravi 😏).

Parole che dicono: Ehi, ho questo problema, mi aiuti Tipo:

  • “come pianificare la settimana da freelance”
  • “organizzazione per freelance disordinati”
  • “metodo per non dimenticare le scadenze”

Quelle sì che ti parlano.
Sono più specifiche, più vicine a quello che fai davvero.
E anche se magari hanno solo 90 o 120 ricerche al mese sono 90 persone che ti stanno cercando davvero.

Poche? Pensale tutte insieme in una stanza a “pendere dalle tue labbra”… sono ancora poche? Io non credo!

Questo vale anche per chi scrive un blog: non puntare su “parole che funzionano su internet”.
Punta a parole che funzionano per il tuo pubblico, nel tuo tono, con la tua etica.

E quando trovi una parola chiave che suona proprio come una domanda che un cliente ti ha fatto a voce…
…beh, hai trovato la tua miniera d’oro.

I migliori strumenti per trovare le parole chiave giuste (che uso anch’io ogni giorno)

 

La keyword research non è una scienza esatta, ma servono strumenti. E ti dico subito una cosa: non devi usarli tutti.

Nella mia attività che alterna scrittura, consulenze e strategia uso questi tool ogni giorno, in modo semplice e concreto.

Mi aiutano a capire di cosa parlare, come parlarne, quali contenuti creare e quando condividerli.

Li uso per il blog, certo, ma anche per scrivere caption, newsletter, strutturare un corso, creare un piano editoriale o dare consigli pratici ai clienti / alle clienti che seguo.

Qui sotto te li racconto nel dettaglio, come se fossimo davanti al mio schermo.

Google Trends — Per capire cosa interessa (e quando)

 

Google Trends è uno strumento gratuito e utilissimo, che ti mostra quanto è cercata una parola nel tempo.

Quello che amo di questo tool è che ti fa uscire dalla bolla: magari pensi che “marketing etico” sia sulla bocca di tutti, poi scopri che “personal branding freelance” ha un picco molto più alto… e capisci che forse è da lì che puoi partire.

Ti fa vedere:

  • Se un argomento è in crescita o in calo
  • Se è stagionale (es: “calendario editoriale” esplode a gennaio)
  • Se sta avendo un’impennata solo in certe regioni

Io lo uso spesso per validare una parola prima di scriverci sopra un post o un articolo, oppure per scegliere quando proporre un contenuto.

Ad esempio se fossi un bar che propone anche gelati non farei un post sul gelato a dicembre ma lo farei sicuramente a maggio quando i primi caldi ti fanno proprio venire voglia di un buon gelato.

Nel mio caso parlo di produttività a settembre, non a dicembre.

➡️ Usa Google Trends

Answer the Public — Per scoprire le domande che le persone si fanno

 

Questo strumento è una miniera d’oro.
Scrivi una parola (es: “Instagram”, “partita IVA”, “freelance”) e lui ti restituisce un albero di domande reali che le persone digitano su Google.

Questa non è teoria: io parto da lì per scrivere articoli, ma anche per costruire caroselli, contenuti salvabili su Instagram o interi moduli di un corso.

Per esempio, digitando “freelance”, potresti trovare domande come:

  • “Come si lavora da freelance?”
  • “Come si apre la partita IVA?”
  • “Freelance e maternità si può?”

→ E già solo leggendo queste domande, capisci cosa serve davvero al tuo pubblico e puoi iniziare a creare moltissimi contenuti in formati diversi.

➡️ Scopri Answer The Public

Ubersuggest — Per avere numeri concreti (senza complicarsi la vita)

 

Ubersuggest è lo strumento che consiglio sempre alle persone che seguo.

Perché? Perché non ti restituisce dati difficili da interpretare, ma ti dà l’essenziale in modo comprensibile:

  • Quante ricerche ha una parola chiave
  • Quanto è difficile posizionarsi
  • Quali sono le parole correlate (utilissime per ampliare la visione)
  • Quali contenuti stanno già funzionando su quel tema

Lo uso per creare tabelle keyword + contenuti, per validare un titolo di articolo, ma anche per creare contenuti social mirati.

➡️ Prova Ubersuggest

Keywords Everywhere — Per avere i dati... ovunque

 

Questo è un plugin per Chrome o Firefox.

Una volta installato, ti mostra il volume di ricerca accanto a ogni parola che cerchi su Google. Magico.

È come avere un mini radar sempre acceso.

Io lo uso per:

  • Vedere in tempo reale se un titolo ha senso
  • Capire se una parola è troppo tecnica (cioè: la sto usando solo io o i miei concorrenti?)
  • Farmi ispirare mentre faccio le mie ricerche

Non è uno strumento per pianificare tutto, ma è perfetto per il day-by-day creativo.
Per chi pubblica contenuti spesso, è un alleato comodo, pratico, silenzioso.

➡️ Installa Keywords Everywhere

E no, non devi usarli tutti subito. La cosa importante è non perdersi nei tool, ma scegliere quelli che ti aiutano a capire meglio il tuo pubblico.
Io li uso perché mi semplificano la vita, non per complicarla.

👉 Se sei all’inizio, inizia da Google Trends e Answer the Public.
👉 Se vuoi dati precisi, aggiungi Ubersuggest.
👉 Se vuoi qualcosa sempre attivo, prova Keywords Everywhere.

Nel prossimo paragrafo ti guido passo dopo passo a come usarli per costruire la tua ricerca keyword, anche se parti da zero.

Ti spiego il mio metodo (quello che uso anche in consulenza e nei percorsi individuali).
E ti prometto che è più facile di quanto pensi.

Come fare una keyword research efficace step-by-step

 

Ti prometto che non servono Excel complicati, né 40 tool aperti in contemporanea 🙌

Quello che ti serve è un metodo semplice e chiaro che ti permetta di trovare le parole giuste per il tuo pubblico e usarle per costruire contenuti che parlano davvero alle persone a cui vuoi arrivare.

Qui sotto ti spiego il mio metodo personale, lo stesso che uso per il mio blog, per i miei contenuti social, e anche nei percorsi individuali con chi lavora con me.

 

Step 1 – Parti dal tuo pubblico, non da Google

 

Questo è l’errore che vedo più spesso: si parte da “cosa si cerca di più”, invece che da “cosa serve alle persone che voglio aiutare”.

Tu conosci già il tuo pubblico, anche se ti sembra di no.
Hai ricevuto email con dubbi, commenti su Instagram, risposte nelle stories, feedback da clienti.

Quello è il tuo punto di partenza.

Apri un file o un quaderno se preferisci scrivere su carta e scrivi le domande che ti fanno più spesso.
E se nessuno ti ha ancora chiesto nulla? Fai un check mentale:

  • Che dubbi avevi tu all’inizio del tuo percorso?
  • Cosa ti chiedi ancora oggi, anche dopo anni di lavoro?

Ti assicuro: dentro quei pensieri ci sono già keyword! E non sono nemmeno poche!

 

Step 2 – Analizza il campo semantico, non solo una parola

 

Una keyword non è solo una “parola”. È un campo di significato. Se cerchi solo “personal branding”, rischi di essere generico/a.

Ma se allarghi il campo, trovi tutte queste:

  • come raccontare chi sei su Instagram
  • come trovare il tuo tono di voce
  • esempi di bio per freelance
  • storytelling per piccoli business
  • comunicazione autentica sui social

👉 Queste non sono keyword a caso. Sono varianti, angolazioni, idee di contenuto 🤩

Usa i tool che ti ho consigliato nel paragrafo precedente per trovare queste connessioni.

Io, per esempio, uso Ubersuggest per avere keyword correlate e Answer The Public per capire come le persone le trasformano in domande.

 

Step 3 – Valuta volume, difficoltà e rilevanza

 

Ok, hai trovato delle parole. Ma come capisci quali vale la pena usare?

Ecco i 3 criteri che uso sempre:

  1. Volume di ricerca → Quante persone cercano quella parola ogni mese (Ubersuggest te lo dice gratis).
  2. Difficoltà SEO → Quanto è “affollata” quella parola? È dominata da portali giganti? Se già scrivono di quella parola siti e blog ultra famosi e visitati è meglio scegliere per una variante o una parola “a coda lunga” ovvero una frase che contiene la parola ma non la parola “secca” anziché usare “organizzazione freelance” usa “come organizzare la giornata se sei freelance”.
  3. Rilevanza per te → È davvero connessa a quello che fai? A chi vuoi aiutare / buyer persona / nicchia?

La parola chiave perfetta è quella che ha un volume decente, non è iper competitiva e parla esattamente al tuo cliente ideale.

💡 Anche se ha solo 100 ricerche al mese... pensa: sono 100 persone che stanno cercando esattamente quello che offri.

 

Step 4 – Crea una tabella (semplice) keyword + contenuti

 

Ora che hai le parole, non lasciarle in un file a caso.
Organizzale in una tabella (puoi usare Google Sheets o Notion) con queste colonne:

  • Keyword
  • Volume mensile
  • Intento (informativo, transazionale, ecc.)
  • Contenuto associato (che tipo di contenuto potresti creare?)
  • Stato (da scrivere, pubblicato, in programmazione)

📌 Puoi anche usare queste keyword per strutturare una rubrica social, una newsletter mensile o un mini percorso gratuito.

Non servono mille contenuti: serve una strategia sostenibile, e le keyword ti aiutano proprio a renderla chiara.

Errori comuni da evitare (e come non impazzire)

 

Lo so. Appena entri nel mondo delle keyword rischi di trovarti sommerso/a da numeri, parole che sembrano tutte uguali, strumenti che dicono cose diverse.

E se sei una persona creativa, magari ti viene da pensare: “Ma così rischio di diventare una macchina da contenuti, non una professionista con un messaggio.”

Respira. Ti prometto che non serve diventare un robot.

Serve solo evitare alcuni errori classici che vedo fare ogni giorno e che ti fanno perdere tempo, energie, e a volte anche fiducia in quello che stai costruendo.

Errore #1 – Inseguire solo le keyword con più ricerche

 

Il numero di ricerche è un dato, non un giudizio di valore.
Solo perché una parola ha 10.000 ricerche al mese non significa che sia utile per te.

Anzi, spesso quelle parole sono troppo generiche, inflazionate o semplicemente… non parlano al tuo cliente ideale.

Io lo dico sempre alle persone che seguo: meglio 80 ricerche giuste, che 8.000 che non portano da nessuna parte.

Errore #2 – Scrivere per Google invece che con Google

 

Fare keyword research non significa scrivere come un SEO copy del 2009.
Non devi infilare parole chiave a caso in ogni frase, né sacrificare il tuo tono.

Significa usare le keyword come base, non come gabbia.

Vuol dire:

  • Capire come parla il tuo pubblico
  • Usare parole che riconoscono
  • Farti trovare… per quello che sei

Io faccio keyword research per trovare connessioni, non per sembrare un tutorial impersonale.
E tu puoi fare lo stesso.

Errore #3 – Pensare che ci sia una formula perfetta

 

Non esiste. Non c’è un tool infallibile, non c’è un numero magico di parole chiave da inserire.
C’è sperimentazione, osservazione e tanta pratica.

Tu pubblichi un articolo con una keyword? Bene.
Dopo un mese, guarda se ha portato traffico.
Ti accorgi che quel tema funziona meglio in video che sul blog? Ottimo.
Allora scrivi il prossimo post come se fosse uno script per un reel. Sì, puoi usare le stesse keyword anche su Instagram.

Il punto è: non farti bloccare dall’idea di fare tutto perfetto.
Meglio pubblicare qualcosa di buono oggi, che inseguire l’ideale per sei mesi senza dire niente a nessuno.

Non fare keyword research da solo/a, nella tua testa

 

A volte basta parlare con una collega, leggere i commenti, ascoltare la community per avere spunti migliori di quelli che ti dà qualsiasi tool.
I contenuti migliori nascono spesso dalla vita vera, non solo dai dati.
La keyword research serve solo a dare una direzione, ma il cuore lo metti tu.

Come usare le keyword nei tuoi contenuti

 

A questo punto hai fatto la tua ricerca, hai trovato parole chiave sensate per il tuo progetto, hai magari una tabella pronta con idee e contenuti da scrivere.

Ma ora arriva la parte pratica: come le uso? Dove le metto? Come faccio in modo che siano davvero utili senza forzare?

Anche qui: niente formule rigide. Ma ci sono alcune buone pratiche che ti consiglio, e che io stessa seguo per il mio blog, per i contenuti dei miei clienti e anche per i post sui social.

 

Pensa prima al lettore, poi all’algoritmo

 

Non dimenticare mai una cosa: non stai scrivendo per “posizionarti”, stai scrivendo per arrivare.
A una persona vera. Con una testa, un cuore, un problema da risolvere.
Le keyword sono un ponte, non una prigione.

Quindi: scrivi normalmente. Poi rivedi il testo e chiediti: posso usare una parola più riconoscibile, più concreta, più cercata?

Dove usare le keyword (senza sembrare un bot)

 

Ecco dove inserire le parole chiave in modo efficace e naturale:

  • Titolo (H1): È il primo punto che Google e le AI guardano. Ma anche la prima cosa che fa dire “questo fa per me”.
  • Sottotitoli (H2 e H3): Usa le keyword o le domande reali come titoli. Tipo: “Come trovare clienti da freelance?” è molto più utile di “Considerazioni sulla visibilità”.
  • Primo paragrafo: Inserisci la parola chiave già nelle prime righe, ma senza forzare. Dev’essere lì perché serve, non perché “bisogna metterla”.
  • Meta description: Se usi RankMath o Seo Yoast, ti basta scrivere una descrizione utile, chiara, con la keyword e magari una CTA.
  • URL: Quando possibile, rendi il link del tuo articolo semplice e parlante. Ad esempio:
    marketing-drop.com/keyword-research-freelance → molto meglio di marketing-drop.com/articolo-12982
  • Alt text delle immagini: È importante per l’accessibilità e per Google. Se hai un’immagine con una checklist, l’alt text può essere:
    “Checklist per fare una ricerca keyword per freelance”

 

E se stai creando contenuti social?

 

Le keyword sono utili anche lì, solo che cambiano forma. Su Instagram, per esempio:

  • diventano parole nei testi (bio, caption, caroselli)
  • hashtag mirati (non generici tipo #marketing, ma #freelanceitalia o #strategiadigitale)
  • frasi nei reel (le AI di Instagram leggono i sottotitoli!)

E soprattutto: puoi usare le keyword per scegliere quali contenuti fare prima, o quali risposte servono davvero alla tua community.

Io, ad esempio, tengo una lista aggiornata di keyword che mi ispirano anche per:

  • mini guide nelle newsletter
  • spunti per le live
  • titoli dei moduli dei miei corsi

👉 Insomma: le keyword sono un alleato. Ma la voce è tua.
E quando impari a usarle come strumento (non come imposizione), diventano una parte naturale del tuo modo di comunicare.

Conclusioni

 

Ti ho mostrato tutto il processo per fare una keyword research davvero efficace per la creazione dei tuoi contenuti ma, nel caso ti fossi perso/a qualcosa ecco a te un breve recap con tutte le risposte del caso:

Cosa vuol dire davvero “fare keyword research”?

 

Vuol dire capire cosa cerca il tuo pubblico, con che parole, e perché.
Non è una tecnica fredda, è un modo per ascoltare prima di parlare.
Fare keyword research ti aiuta a creare contenuti che arrivano, che rispondono a dubbi reali e che fanno dire a chi ti legge: “ecco, questo mi serve”.

Mi serve farla anche se non scrivo un blog?

 

Sì, assolutamente.
La keyword research non è solo per chi scrive articoli lunghi.
Ti aiuta a scrivere caption più efficaci, a strutturare le pagine del sito, a pensare titoli per le tue newsletter, a creare reel che parlano la lingua di chi vuoi raggiungere.

Da dove comincio se non ho mai fatto una ricerca di questo tipo?

 

Parti da quello che sai: ascolta le domande che ti fanno, rileggi le chat con i clienti, spulcia i commenti sotto ai tuoi post.
Poi apri uno dei tool che ti ho consigliato (Google Trends, Answer the Public, Ubersuggest) e gioca.
Inserisci una parola, guarda cosa succede.
Non serve capire tutto subito, ma iniziare sì.

E se sbaglio parola chiave?

 

Nessun dramma. Lo capirai con il tempo.
Una keyword che oggi non funziona può diventare utile tra un mese.
Una parola che pensavi perfetta magari non porta traffico, ma ti ispira a creare un contenuto che funziona benissimo sui social.
La ricerca delle parole giuste è un processo, non una scienza esatta.

Come posso usare le parole chiave che ho trovato nei miei contenuti?

 

Nel titolo, nei sottotitoli, nel primo paragrafo, nei testi delle immagini, nella meta description e... nel tuo tono di voce.
Le keyword vanno inserite con cura, non con rigidità.
Sono uno strumento al tuo servizio, non un vincolo.

 

In sintesi

  • Parti sempre dal tuo pubblico, non dai numeri.
  • Scegli parole che abbiano intenzione, non solo volume.
  • Usa strumenti semplici, ma in modo strategico.
  • Inserisci le keyword nei tuoi contenuti con naturalezza e intenzione.
  • Non farti bloccare dalla paura di “sbagliare keyword”: comunica, sperimenta, osserva.

 

Spero davvero che questo mio articolo ti sia stato utile. Se vuoi altri contenuti utili per il tuo business, seguimi e fatti scegliere eticamente.

Alla prossima

Firma Sara Venturi

Sara Venturi - Business &
Personal Brand Strategist

1 Commento

  1. Roberto

    Finalmente un articolo sulla keyword research che non gira a vuoto! Preciso, ricco di valore e con esempi pratici che fanno la differenza. Ottimo Sara, mi hai tenuto incollato fino all’ultima parola!

    Reply

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Sara Venturi

Sara Venturi

Business & Personal Brand Strategist

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